Turismo Italia


In questa pagina vi segnalo luoghi da visitare in Italia, manifestazioni, comunicati dagli enti turistici, ecc. Sono ben accetti anche i suggerimenti da parte di chi legge questo blog. Potete inviare una e.mail a: sandro@avventuraitalia.it  Il materiale ricevuto sarà inserito gratuitamente in questo Blog.
venezia-01                                                                                                                                                                                                                     In questa pagina leggerai:

Ferrara, Corso Ercole I d’Este
La Rocchetta Mattei (Riola), Bologna
Santuario di San Romedio, in val di Non (Trentino Alto Adige)
Sabbioneta (Mantova), il teatro all’antica
Venezia, il Ghetto e Museo Ebraico
Valle d’Aosta, Skyway Monte Bianco

Ferrara Corso Ercole I d’Este

Era anticamente denominato Via degli Angeli, dalla chiesa dedicata a S. Maria degli Angeli che si trovava lungo il suo corso. Costituisce uno dei due assi portanti dell’Addizione Erculea.

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Privo di esercizi commerciali ed affiancato da bellissimi palazzi, mantiene a tutt’oggi la caratteristica di arteria residenziale che il duca le volle conferire. Il suo punto focale è il Quadrivio degli Angeli, all’incrocio con l’altro asse dell’addizione (Corso Porta Mare – Biagio Rossetti – Porta Po) e sottolineato dalla presenza di tre palazzi riccamente decorati: Palazzo Turchi di Bagno, Palazzo Prosperi Sacrati ed il magnifico Palazzo di Diamanti. Nella seconda parte della strada, quella che conduce alle mura ed alla Porta degli Angeli, le costruzioni vanno gradatamente diminuendo di numero e d’importanza, fino a che la via diviene del tutto simile a una strada di campagna, fiancheggiata da alti pioppi.
Fonte notizia e fotografia il sito internet:
http://www.ferraraterraeacqua.it/

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La Rocchetta Mattei (la storia)

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Cesare Mattei nato a Bologna l’11 gennaio 1809 da famiglia agiata, crebbe a contatto con i massimi pensatori dell’epoca come Paolo Costa, Marco Minghetti, Antonio Montanari e Rodolfo Audinot. Nel 1837 fu uno dei 100 fondatori della Cassa di Risparmio in Bologna. Ricevette il titolo di Conte nel 1847 da papa Pio IX a fronte di una donazione terriera in quel di Comacchio, la fortezza di Magnavacca (ora Porto Garibaldi), che avrebbe aiutato lo stato pontificio a fermare l’avanzata austriaca. La morte della madre nel 1844 lo provò duramente, se la prese in particolar modo con la medicina classica dell’epoca che, a suo dire, non seppe fare nulla per curare la madre ne per alleviarne il dolore che accompagnò la sua malattia. Per questo, lasciati i rapporti sociali e la politica, si ritirò nella tenuta di Vigorso ed iniziò a studiare una “nuova medicina” che fosse maggiormente efficace. Nel 1850 acquistò i terreni dove sorgevano le rovine dell’antica rocca di Savignano e il 5 novembre dello stesso anno pose la prima pietra del castello che avrebbe chiamato “Rocchetta”, dove si stabilì definitivamente a partire dal 1859 dirigendone personalmente la costruzione. Egli dedicò quasi tutta la vita allo studio di una scienza medica empirica, denominata Elettromeopatia ed alla sua divulgazione e che lo portò a giungere ad una fama mondiale nel ventennio 1860-1880. In seguito alla sua morte, 3 Aprile 1896, gli eredi continuarono la produzione e distribuzione dei “Rimedi Mattei” fino al 1959 quando per vari motivi i laboratori furono costretti a chiudere. Per quanto attiene al Castello della Rocchetta, dopo vari tentativi di cederlo al Comune di Bologna o ad altri enti, conclusero le vendita con un commerciante locale Primo Stefanelli detto “Il Mercantone” . Quest’ultimo dopo aver aggiunto particolari inesistenti in precedenza come prigioni, pozzo a rasoio ecc. lo gestì come attrazione fino a quando non venne chiusa per problemi di stabilità e sicurezza. Nel 2005 la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna (Carisbo) acquistò il castello e dopo un accurato studio progettuale ne iniziò il consolidamento ed un fedele restauro giunto a tuttoggi a circa 2/3 del totale.(db)
Come raggiungere la Rocchetta Mattei:
  
                                                                                                                                                         Da Bologna autostrada A1 fino a Sasso Marconi dove si DEVE uscire per entrare sulla SS64 fino a Riola; da Firenze autostrada A1 direzione Bologna fino a Pian del Voglio direzione Castiglion dei Pepoli quindi direzione Camugnano, Riola; Da Pistoia Statale 64 direzione Porretta Terme da dove proseguire per Riola. IN TRENO: ferrovia Porrettana Bologna-Pistoia, da Bologna treni ogni ora fermata Riola, da Pistoia scambio a Porretta Terme (verificare coincidenze maggiormente favorevoli). Dalla stazione di Riola alla Rocchetta circa 1200 mt, 15-20 m’ a piedi (in gran parte non è presente il marcapiede).
Fonte articolo e fotografia il sito internet:                                                                             http://www.rocchettamattei-riola.it/
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Santuario di San Romedio

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PASSEGGIATE TRENTINO: IL SENTIERO COSTRUITO NELLA ROCCIA CONDUCE AL FAMOSO EREMO DELL’ORSO TRENTINO
Il Santuario di San Romedio è uno dei più caratteristici eremi d’Europa. Sorge in Val di Non sulla vetta di uno sperone di roccia alto più di 70 metri. Qui San Romedio visse come eremita per molti anni, secondo quanto dice la leggenda in compagnia solo di un orso trentino. Il Santuario di San Romedio è formato da cinque piccole chiesette sovrapposte, tutte costruite su uno sperone di roccia e unite tra loro da una lunga scalinata di 131 gradini. Il sentiero che conduce al Santuario di San Romedio è una delle passeggiate di culto più significative del Trentino.  
PASSEGGIATA DI SAN ROMEDIO: UNO DEI SENTIERI DI CULTO PIU’ BELLI DEL TRENTINO

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Il modo più suggestivo per raggiungere il Santuario di San Romedio è sicuramente attraverso l’itinerario nella roccia realizzato sul tracciato di un antico canale irriguo ottocentesco che parte dal Museo Retico di Sanzeno. L’itinerario ha inizio proprio di fronte all’edificio che ospita il Museo Retico, a nord dell’abitato di Sanzeno, dove è possibile posteggiare l’auto. Dal lato opposto della strada statale si diparte una passerella in legno che dopo aver costeggiato in parte le campagne coltivate a meleto penetra nella roccia percorrendo l’intero percorso dell’antico canale irriguo. La passeggiata si sviluppa in parte nella roccia e in parte su passerella di legno. E’ una delle più caratteristiche passeggiate in Trentino, alla portata di tutti: per vacanze con bambini, famiglie e anziani. La lunghezza complessiva è di 2,5 chilometri. Alcuni scorci visti da questo “tunnel” aperto sullo strapiombo sono veramente da non perdere e danno la sensazione di essere parte della roccia madre. Il percorso termina nei pressi dell’VIII stazione della bella Via Crucis marmorea che da Sanzeno conduce sino al santuario; da qui si continua ancora per pochi metri su strada asfaltata fino all’inizio della salita all’eremo di San Romedio su sentiero di ciottoli. Tempo di percorrenza: dal Museo Retico di Sanzeno al Santuario, 45 minuti Difficoltà: facile, sentiero pianeggiante. Ideale per grandi e piccini, inserito in una splendida cornice naturale che conduce alla tranquillità mistica del Santuario

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Fonte notizia e fotografie il sito internet Val di Non: http://www.visitvaldinon.it/it/
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Sabbioneta (Mantova), il teatro all’antica

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Nel 1587 Vespasiano strinse contatto con l’architetto vicentino Vincenzo Scamozzi, che l’anno seguente giunse a Sabbioneta con il progetto del teatro di corte. L’edificio costituisce il primo esempio di teatro dell’epoca moderna edificato dal nulla e non vincolato nelle struttura ad edifici preesistenti. L’elegante architettura dell’esterno è divisa in due ordini da una cornice marcapiano su cui campeggia l’iscrizione latina “ROMA QVANTA FVIT IPSA RVINA DOCET” che declama come la città eterna sia il modello ispiratore di tutta la costruzione di Vespasiano. Nella parte inferiore le finestre e i tre portali sono contornati da conci in bugnato liscio; quella superiore è invece costituita da lesene binate tra cui si alternano nicchie e finestre sormontate da frontoni curvospezzati. Lo schema interno richiama quello dei teatri classici: il semicerchio con le gradinate della cavea, l’orchestra rettangolare e il palco sopraelevato con la scena fissa privo di arcoscenio. La sala delle rappresentazioni oggi è priva delle due importanti strutture che la caratterizzavano fortemente nel Cinquecento: la copertura a finto cielo e l’originale scena scamozziana . In luogo dell’odierno soffitto a cassettoni, che incombe pesantemente sull’aula, Scamozzi aveva ideato un tetto a carena di nave rovesciata e una controsoffittatura a botte costituita da un canniccio ricoperto di stucco, dipinto d’azzurro per simulare il cielo. La volta a botte a livello della scenografia scendeva a mo’ di velario unendosi ai dipinti delle pareti, creando così un cono prospettico con l’inclinazione del palcoscenico. La scena fissa rappresentava una piazza con una via in prospettiva lungo la quale si affacciavano palazzi nobili e borghesi ed era realizzata in legno, in stucco ed in tele dipinte in finto marmo e finta pietra. Le due strutture mancanti unite ai due archi trionfali con vedute di Roma affrescati sulle pareti lunghe, dovevano creare nello spettatore l’illusione di trovarsi in un ambiente aperto all’esterno. Gli affreschi furono realizzati da artisti della bottega di Paolo Veronese come dimostra la bella loggia, popolata da personaggi del tempo, dipinta immediatamente sotto la copertura che ricorda gli affreschi di Villa Barbaro a Maser. Gli stucchi della loggia furono modellati da Bernardino Quadri e dalla sua equipe di stuccatori veneziani tra il luglio e l’ottobre del 1589. Durante le rappresentazioni i gentiluomini prendevano posto sulle gradinate, mentre le dame nella loggia. Il loggiato è composto da dodici eleganti colonne in stile corinzio sormontate da una trabeazione mistilinea su cui poggiano altrettante statue di divinità olimpiche. Sulla parete di fondo sono dipinte nicchie in cui capeggiano statue monocrome di imperatori romani. Al centro, nel luogo in cui sedeva Vespasiano, l’imperatore Tito Flavio Vespasiano sembra porgergli la corona di lauro per consacrarlo novello imperatore della “nuova Roma”, appellativo attribuito a Sabbioneta nel Cinquecento. Durante il carnevale del 1590 si costituì compagnia di comici formata da giovani sabbionetani, i quali ogni sera rappresentavano commedie nel teatro, da poco ultimato. I comici furono stipendiati ed obbligati a recitare nella città ducale due mesi nel corso di ogni anno. Il duca diede loro il nome di “Confidenti” e il privilegio di esporre lo stemma ducale durante le recite, ovunque essi si recassero. Dopo la morte di Vespasiano il teatro subì svariati utilizzi che ne snaturarono la struttura. Dalla fine del Settecento fu trasformato dapprima in caserma e poi in magazzino, vennero smantellate la scena fissa e rifatta la copertura. Nel ventennio fascista fu addirittura trasformato in cinematografo. Solo negli anni Cinquanta del Novecento, per interessamento delle Belle Arti di Verona, fu rifatta la gradinata in legno, il palco sopraelevato e fu risistemato il pavimento. Negli anni Ottanta furono restaurati i dipinti e gli stucchi mentre nel 1996 fu montata l’attuale scena fissa ad imitazione di quella originale. Attualmente il teatro è utilizzato per concerti di musica antica e per convegni.
Fonte articolo e fotografia il sito internet: http://www.comune.sabbioneta.mn.it/
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Venezia, il Museo Ebraico e il Ghetto.

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IL MUSEO EBRAICO DI VENEZIA

Il Museo Ebraico di Venezia non è semplicemente uno spazio espositivo, ma un museo diffuso, un complesso urbanistico architettonico e museale unico nel suo genere per la sua specificità. Nel campo del Ghetto Novo, incastonato tra le due più antiche sinagoghe veneziane, si trova il Museo Ebraico di Venezia; un piccolo, ma ricchissimo museo fondato nel 1954 dalla Comunità Ebraica veneziana.
I pregiati oggetti esposti al pubblico, importanti esempi di manifattura orafa e tessile databili tra il XVI e il XIX secolo, sono testimonianza della viva tradizione ebraica. Il museo propone inoltre un’ampia selezione di libri e manoscritti antichi e oggetti in uso nei più importanti momenti del ciclo della vita ebraica.
Il museo è diviso in due aree, la prima dedicata al ciclo delle festività ebraiche e agli oggetti utilizzati per la liturgia, la seconda – impostata più didatticamente – racconta la storia degli ebrei veneziani attraverso immagini e oggetti.
STORIA DEL GHETTO
La presenza degli ebrei nel territorio che sarebbe divenuto della Repubblica Veneta viene documentata sin dai primi secoli dell’era volgare. A Venezia, grande centro di scambi fra l’oriente e l’occidente, gli ebrei giunsero, secondo la tradizione, verso gli inizi del secolo XI°. A poco a poco, nonostante l’alternarsi di permessi e divieti di soggiorno in città, gli ebrei divennero a Venezia un nucleo considerevole.
Avvertendo la necessità di organizzare la presenza ebraica in Venezia, il governo della Repubblica, con decreto del 29 marzo 1516, stabilì che questi dovessero abitare tutti in una sola zona della città, nell’area dove anticamente erano situate le fonderie, “geti” in veneziano; inoltre stabilì che dovessero portare un segno di identificazione e li obbligò a gestire banchi di pegno a tassi stabiliti dalla Serenissima, nonché a sottostare a molte altre gravose regole, per avere in cambio libertà di culto e protezione in caso di guerra. I primi ebrei a uniformarsi al decreto provenivano dall’Europa Centrorientale, e fu proprio a causa della loro pronuncia (secondo una non documentata tradizione lagunare) che il termine veneziano “geto” venne storpiato in “gheto” originando il termine che oggi viene usato per indicare diversi luoghi di emarginazione. Il “Gheto” veniva chiuso durante la notte, mentre custodi cristiani percorrevano in barca i canali circostanti per impedire eventuali sortite notturne: nacque così il primo vero ghetto d’Europa.
Le sinagoghe, o “Scole”, del ghetto veneziano vennero fatte costruire, tra la prima metà del 1500 e la metà del 1600 dai vari gruppi etnici: sorsero così le Scole ashkenazite Tedesca e Canton, la Scola Italiana, le Scole sefardite Levantina e Spagnola. Rimaste intatte nel tempo, malgrado alcuni interventi posteriori, queste sinagoghe testimoniano il valore del ghetto di Venezia, le cui altissime case, divise in piani più bassi della norma, dimostrano quanto fosse aumentata attraverso gli anni la densità della popolazione.
Nel 1797, dopo la caduta della Serenissima, Napoleone decretò la fine della segregazione e l’equiparazione degli ebrei agli altri cittadini; tale disposizione divenne definitiva con l’annessione di Venezia al Regno d’Italia. Il 1938, anno di promulgazione delle leggi razziali fasciste, vide gli ebrei privati dei diritti civili e l’inizio delle persecuzioni nazi-fasciste che a Venezia portò alla deportazione di 246 ebrei veneziani: di questi solo 8 fecero ritorno dai campi di sterminio. Quello che fu il primo ghetto d’Europa è oggi un vivo e frequentato rione della città dove permangono tuttora le istituzioni religiose e amministrative ebraiche e cinque sinagoghe.

Fonte articolo e fotografia il sito internet: http://www.museoebraico.it/


Skyway Monte Bianco
Courmayeur in Valle d’Aosta

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Skyway Monte Bianco è una meraviglia tecnologica e ingegneristica, un vero orgoglio tutto italiano. Offre un’esperienza di viaggio indimenticabile, in grado di coinvolgere tutti i sensi, elevandoli verso l’alto. Situate a Courmayeur in Valle d’Aosta, le nuove funivie sono infatti il modo più sensazionale di raggiungere, con mezzi di trasporto, il punto più vicino alla vetta del Monte Bianco.
L’impianto, inaugurato a giugno 2015, consta di tre stazioni: Courmayeur (1.300 m), il punto di partenza dove si trovano le biglietterie, i parcheggi e il bar; Pavillon du Mont Fréty (2.200 m), la stazione intermedia che offre diverse attrazioni come una cantina ad alta quota, 2 ristoranti, una sala conferenze da 150 posti e una speciale shopping area; Punta Helbronner (3.466 m) dove ammirare il Monte Bianco in tutta la sua imponenza dalla meravigliosa terrazza panoramica a 360°, trovare ristoro presso il bistrot e scoprire l’esposizione permanente di cristalli. Dalla stazione è facilmente raggiungibile il Rifugio Torino. La stazione di Punta Helbronner è anche il punto di partenza per percorsi alpinistici e fuori pista come quello del ghiacciaio del Toula, dei Marbrées, i 24 Km della Vallée Blanche, che conducono fino a Chamonix.
LE CABINE
Le quattro cabine, dalle linee sobrie e di forma semisferica, sono strutture panoramiche estremamente leggere che in soli 15 minuti di viaggio consentono di accedere ai 3.466 metri di Punta Helbronner. Sono gioielli di tecnologia e design che si distinguono per la massima aerodinamicità e sicurezza e per il movimento rotatorio a 360° durante tutto il percorso di salita. Permettono di godere di una vista mozzafiato sul Gigante d’Europa e sulle vette circostanti come il Cervino, il Monte Rosa e il Gran Paradiso.
Fonte notizia e fotografie il sito internet:
http://www.montebianco.com/le-funivie.html