Turismo in breve


In questa paggina leggerai brevi suggerimenti, su luoghi da visitare in Italia e all’estero.

In questa pagina leggerai:
Saludecio (Rimini) i murales
Venezia, le buone cose dal Carcere
San Giminiano (Siena) la Torre Campatelli
Napoli, l’ospedale delle bambole

Tourist on vacation with a bunch of old suitcases

I Murales di Saludecio

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I MuUna caratteristica che ha fatto entrare Saludecio nel progetto ANCI “Res Tipica” delle Città d’Identità, segnalata quale “Città dei Muri Dipinti”, facente parte dell’Associazione nazionale ASSIPAD.
Si tratta di un variopinto e curioso percorso artistico che si snoda tra le vie i vicoli del borgo e invitai visitatori a scoprire le più curiose invenzioni dell’Ottocento.
Sono attualmente più di 40 opere, dipinte dagli artisti ARPERC sui muri delle case in occasione di della manifestazione 800Festival, a diretto contatto col pubblico meravigliato.
Fonte articolo e fotografia il sito internet: http://www.comunesaludecio.it/
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Venezia le buone cose dall’orto del Carcere
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Banco Vendita Ortaggi Orto delle Meraviglie. Ogni GIOVEDI’ mattina (9-12) alla Giudecca, davanti al carcere femminile (Fond.ta delle Convertite 712), potete acquistare i prodotti BIOLOGICI coltivati nel nostro Orto delle Meraviglie.
Fonte notizia e fotografia il sito internet: http://www.rioteradeipensieri.org/
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San Gimignano (Siena)
Torre Campatelli.
Una delle 14 torri superstiti del borgo inglobata in un palazzo del 700. È Torre e casa Campatelli, il nuovo bene aperto al pubblico dal Fai, Fondo Ambiente Italiano. La visita offre una full immersion nella storia della città dalle cento torri ma anche nella vita di una tipica dimora borghese del 800 – 900.
Sito internet:
www.torrecampatelli.it
Fonte notizia la rivista Bell’Italia n°362
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Napoli “l’ospedale delle bambole”

Tiziana, l’infermiera dei sogni. Il mio ospedale cura le bambole.
Napoli, da fine ‘800 la bottega dove i giocattoli rotti tornano vivi.
Napoli. È un labirinto di vicoli il Decumano inferiore, quello che per lo scrittore Mimì Rea era Spaccanapoli, luogo oscuro e infernale dove gli uomini si chiamano “gente” e i bambini “creature”. Di quel mondo, descritto dall’autore di Ninfa plebea settanta anni fa, non rimane quasi più niente se non ciò che Emilio Cecchi definiva “un lampo di magnesio”. Ovvero una pura macchia di colore che acceca gli occhi, una fotografia ricca di arte che si fonde alle movenze lenta della gente che popola questi vicoli d’impronta prima greca e poi romana ed è costretta a convivere con circostanze perennemente complicate.
Una stradina, quella di San Biagio dei Librai, che conosce la durezza, ma che sa apprezzare a ogni istante, quasi ad ogni basolo sconnesso che si calpesta, frammenti di felicità in un folclore sempre asciutto e senza moine. Una poesia che ti accompagna dall’imbocco del Decumano fino al numero 46 dove, in uno spazio che ha un nome surreale, “l’ospedale delle bambole”, da 121 anni si ripete una magia che avrebbe fatto la felicità di Gianbattista Basile: nel suo Lo cunto de li canti, raccontò la vita attraverso l’apparenza delle favole.
La nostra è una bottega delle meraviglie perché teniamo in vita dei giocattoli, spiega Tiziana Grassi, quarta generazione al timone di un’impresa che, a differenza del Doktor Faust, non deve far ricorso ad alchimie infernali per dare l’immortalità alle sue creature.
È verso la fine dell’ottocento che Luigi Grassi, un signore elegante col baffetto all’insù e “bananina” in testa, scenografo al Teatro di Corte e al Teatrino dei Pupi, decide di aprire un curioso laboratorio dove costruire pupi o ridare a loro nuova identità. È alla sua porta che una mamma dei Decumani va a bussare con una insolita supplica: Don Luigino, la bambola della mia bambina si è rotta e non ho i soldi per comprarne una nuova. Mi potete aiutare? Da sotto quel baffetto, don Luigino Grassi annuisce: non vi preoccupate, tornerà come nuova. Dopo una settimana, il prodigio, la pupattola è meglio di prima: don Luigino, siete uno stregone, no, siete un dottore. E questo è “o spitale delle bambole.
La voce ai Decumani si diffonde in un baleno. Il vicolo all’ombra dei librai diventa in poche ore quello della luce e della gioia, e in tanti si presentano dallo scenografo di corte per chiedere il miracolo di guarire la bambola delle figlie. E allora che don Luigino, un po’ serio un po’ divertito, prende una tavoletta e ci scrive sopra Ospedale delle bambole con una bella croce rossa al centro.
Dopo 121 anni, la pronipote Tiziana pensa all’album di famiglia, con gli occhi però rivolti al futuro: ho un progetto evolutivo del nostro Ospedale che, intanto da una decina di anni si è arricchito dell’Ambulatorio per i peluche. Napoli è una città meravigliosa, ma non sono tanti i posti dove i bambini possono trovare qualcosa che ricorderanno per tutta la loro vita. Questo è uno dei posti del cuore perché tiene in vita i ricordi legati alla propria infanzia.
Ogni giorno una bambola si presenta al pronto soccorso dove lavorano Tiziana e la sua collaboratrice Alessandra Colonna. Un intervento che dura un’ora o prende qualche settimana. Non importa se questi giocattoli anno un valore venale o meno, quello che conta è che sono oggetti unici, appartenuti a una persona. Qualcosa che i bambini sentono simile loro, che non si butta. Per questo motivo il nostro non è un vecchio mestiere, ma un mestiere ecologico. Centinaia di occhi guardano dagli scaffali, alcuni sembrano avere vita, altri aspettano pazienti il loro turno prima di finire sul tavolo della sala operatoria.
Ho tre figli maschi e forse uno continuerà il mio lavoro, dice Tiziana. A loro dico: qui dentro troverete una strada che vi piacerà. Così mi ammonì mio padre Luigi. Penso che il nostro paese abbia delle originalità, delle radici profonde che vanno coltivate nonostante l’indifferenza delle istituzioni verso gli artigiani della memoria. A loro spetta non farle inaridire.
La fonte dell’articolo sopra scritto, è tratto dal quotidiano Il Resto del Carlino del 9 febbraio 2017

Pagina Facebook: Ospedale delle Bambole: https://www.facebook.com/OdBNapoli/