Musei Italiani


In questa pagina leggerai dei Musei Italiani, dai più conosciuti ubicati in città d’arte importanti, ad altri meno conosciuti, ma che rappresentano una “sorpresa” per i lettori di questo Blog.

uffizi

In questa pagina leggerai:
Museo il Divino Infante (Gardone, lago di Garda)
Il museo della Bambola di Angera (Varese)
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, Milano
Napoli, al Museo Archeologico riapre la sezione Egizia
Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni (Trento)
Museo del bottone a Santarcangelo di Romagna
Museo Storico dei Vigili del Fuoco (Mantova)
Galata Museo del Mare (Genova), e sottomarino Nazario Sauro
La Miniera di Porto Flavia in Sardegna
Google Arts & Culture, un sito internet molto interessante
Villaggio Crespi d’Adda
Ravenna, il museo delle Bambole e altri Balocchi
Museo il Divino Infante (articolo da completare)
Sculture Italiane del Bambino Gesù
Con le oltre 300 sculture degli ultimi tre secoli, la collezione Hiky Mayr rappresenta la più importante rassegna di opere figurative del Divino Infante.
Nessun museo e nessuna collezione privata possiedono un così ricco e distinto segmento di rappresentazioni figurative relative a Gesù Bambino. Oltre 200 fra le più belle e preziose opere, fra cui il Bambino irrequieto nella mangiatoia, il Bambino dormiente sulla croce, il Bambino nelle braccia di Maria, il bambino Gesù in piedi come re del mondo, vengono presentate in questa incomparabile mostra.
Queste sculture artistiche rappresentate nude o avvolte in preziosi costumi con delicati ricami, sfarzosi pizzi e merletti, guarnizioni di perle e gemme vitree colorate, possiedono non solo un valore artistico in sé ma anche un valore storico ecclesiastico.
Queste opere realizzate in legno, cera, terracotta o cartapesta, dimostrano una religiosità rivolta al culto del Divino Infante che proprio dall’inizio del XVII secolo ha conosciuto una forte diffusione in tutta l’Europa cattolica. Conclude la visita una sezione con presepi antichi di grande valore storico – artistico. Un paesaggio (20 mq ca.) con più di 120 statuine ed animali dimostra la fantasia e la bravura degli artigiani napoletani.
Come è nato questo bellissimo Museo del Divino Infante

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A Gardone Riviera dal 19 novembre 2005, c’è una nuova realtà da scoprire ed è il Museo realizzato dalla Signora Hiky Mayr, collezionista colta, di origine tedesca, che ha dedicato più di trentacinque anni della sua vita alla ricerca, la raccolta ed il restauro delle sculture raffiguranti il Bambino Gesù.
Ci racconta la Signora Mayr che la collezione inizia per caso visitando la bottega di un antiquario….. “Stavo cercando delle vecchie pentole di rame che mi servivano per creare un addobbo nell’albergo di famiglia “ il Grand Hotel Fasano” e fra queste pentole vidi spuntare due gambette nude, di legno e chiesi a chi appartenessero …” 
Il commerciante rispose. ”Al Bambino Gesù”. L’immagine era commovente, si trovava in pessime condizioni, sporco, pieno di escoriazioni, privo di alcune dita delle mani e dei piedi, ma una volta recuperato divenne il capostipite della collezione e ora si trova nel Museo”.

Fonte notizia il depliant del Museo il Divino Infante e il relativo sito internet

https://photos.google.com/album/AF1QipP5kZsV5r348vwHKiAY77oKVUFzyNokun4Pk0fh?hl=it
Angera (Varese) Museo della Bambola presso la Rocca di Angera

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Giocattoli, ma anche opere d’arte. La Rocca Borromeo di Angera ospita il Museo della Bambola e del Giocattolo. Fondato nel 1988 dalla principessa Bona Borromeo Arese, fu la prima esposizione italiana del genere e, ancora oggi, rappresenta uno dei principali punti di riferimento per gli appassionati di tutto il mondo. Le 1.300 bambole presenti sono esposte seguendo un percorso storico e quindi dall’avvicendarsi dei materiali utilizzati nelle varie epoche e fasi: dall’artigianato all’industria. Partendo dal XVIII secolo si trovano esemplari realizzati in legno, biscuit, tessuto, cera, cartapesta, porcellana. E poi bambole francesi, tedesche e inglesi riccamente abbigliate di corredi in miniatura, insieme con altri giocattoli, accessori domestici, modelli di mobili, case di bambola completamente arredate, negozi in miniatura, giochi di società e didattici, raccolte di ex-libris a soggetto infantile e figurine. Tutte illustrano l’evoluzione storica e culturale di questo straordinario oggetto, da sempre protagonista dell’infanzia. Il percorso storico e l’impianto didattico ampiamente documentato, accompagnano i visitatori attraverso un fantastico viaggio nel tempo alla riscoperta del gioco. Non si tratta soltanto di oggetti ludici: esistono infatti profonde connessioni tra le bambole antiche e moderne e la società e l’educazione, nonché legami con moda, arte e costume di ieri e di oggi. L’esposizione si sviluppa attraverso dodici sale collocate nell’ala Borromea e nell’“oratorio”, a cui sono state affiancate sezioni monotematiche separate: una dedicata alle bambole e giocattoli provenienti da culture extraeuropee nelle “scuderie”, l’altra, nelle tre sale al primo piano, ospita la collezione del Petit Musée du Costume di Tours, raccolta da Gisele Peschè, consistente in una straordinaria serie di automi francesi e tedeschi, vere meraviglie animate, prodotti durante il XIX secolo.
Fonte articolo e fotografia il sito internet: Varese Musei in Rete:                                          http://www.museoweb.it/SpecialeMuseiVarese/ville-e-castelli-museo-della-bambola.php#

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Milano

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” Via San Vittore 21, 20123 Milano
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Siamo nati nel 1953 da una grande idea, visionaria allora e ancora oggi innovativa. “Il Museo è vivo, di tutti, aperto a tutti. Oggi il mondo cammina a ritmo vertiginoso e tutti ne cerchiamo le ragioni e le possibilità. Il Museo vive, è il Museo del Divenire del Mondo”. Guido Ucelli fondatore del Museo Fonte notizia il sito internet del museo: http://www.museoscienza.org/                                                                                                                                                                                                 Le fotografie sono state fatte da me durante la visita al museo.

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Napoli, riapre la sezione Egizia

All’archeologico tornano i Faraoni
Dopo sei anni riapre al Museo Archeologico la sezione Egizia, la più antica d’Europa (1821) e la più importante in Italia dopo Torino. Dall’otto Ottobre saranno esposti 1,200 reperti unici, tra mummie, vasi canopi, statue e stele, ushabti, sculture, papiri, in un nuovo percorso tematico in dieci sale. E sarà riaperta anche la prestigiosa collezzione delle epigrafi greco – romane. Per maggiori informazioni:
www.museoarcheologiconapoli.it
Fonte articolo la rivista Bell’Italia del numero 366 ottobre 2016
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Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni

Al Museo dell’Aeronautica di Trento una collezione unica al mondo di aeroplani, cimeli storici e arte futurista.
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L’aereo su cui Gabriele D’Annunzio il 9 agosto 1918 sorvolò Vienna, è solo una delle meraviglie collezionate dalla famiglia Caproni, insieme a capolavori futuristi e materiale tecnico. Il Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni offre una collezione di unica al mondo di aeroplani, cimeli storici e opere d’arte collezionate dalla famiglia Caproni, imprenditori e pionieri dell’aeronautica. Come l’Ansaldo SVA 5 che partecipò al volo dimostrativo su Vienna di Gabriele D’Annunzio il 9 agosto 1918, con la livrea mimetica intatta, l’Ansaldo A1 dello stesso 1918, il Caproni Ca 6 del 1911. Sono stati anche ricostruiti lo studio di progettazione e uno scorcio dell’officina eliche dello stabilimento Caproni com’era negli anni Venti. Tra le opere d’arte dedicate al volo, imperdibile è la collezione di Aeropittura futurista con dipinti di Luigi Bonazza, Fortunato Depero, Giacomo Balla, Mario Sironi, Tato, Alfredo Ambrosi. L’ingegner Caproni nel 1927 iniziò a riunire i suoi aerei costruiti negli anni 1910-20. Poi si aggiungeranno motori, parti di dirigibili, eliche, una vasta biblioteca tematica e un archivio tecnico e fotografico.
Fonte notizia il sito internet Visit Trentino: https://www.visittrentino.it                                                                                                              La fotografia lo fatta io durante la visita al museo Gianni Caproni
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Museo del bottone di Santarcangelo di Romagna

Il museo dei bottoni è articolato in funzione dell’epoca ed in maniera cronologica. E’ diviso in tre settori all’interno dei quali vengono rappresentati i bottoni, i materiali per  costruirli e le motivazioni per le quali venivano scelti. Inoltre  vi è una appendice all’interno  della quale si possono scoprire informazioni “originali” sul comportamento delle persone che li indossavano o addirittura detti ed aneddoti sul bottone. Inoltre una sezione particolare è dedicata alla  Storia dei bottoni con la quale si vuole ripercorrere “cento anni di storia del bottone”.

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Pimo Settore. La storia con 180 quadri. Fine ‘800, fine ‘900; in maniera evidente si nota la   differenza  fra l’inizio e la fine del secolo. All’inizio i modelli stravaganti della bell’epoque, poi i bottoni di legno fine anni ’30 e ’40 di cui alcuni pitturati graziosamente a mano. I grandi bottoni degli anni ’50 dove spiccano alcuni sfumati in nero tipo “il fumo di candela”. I bottoni “gioiello” degli anni ’60 ed ostentazione del lusso. I griffati dai vari stilisti, poi, negli anni ’70 con il ritorno al privato per la contestazione del 1968, i bottoni sono di ferro e piombo per i jeans, i giubbotti ed anonimi per il resto. Bottoni classici fino agli anni ’80, poi di nuovo il lusso. Le pietre, gli strass, materie prime pregiate. Ma dopo “tangentopoli” nel 1992 inizia il declino del bottone che verso la fine del secolo risulta ancora in crisi ribadendo il concetto sempre valido che la storia ha comunque sempre influito sulla moda ed il modo di vestire. In questo settore la vita politica e sociale italiana è rappresentata attraverso il bottone.  
 
Secondo settore. I materiali con 80 quadri. I materiali per fare i bottoni sono molteplici; nella     mia collezione sono presenti una cinquantina di tipi dei quali una decina sono presentati nei vari stadi, dalla materia prima al bottone finito; madreperla, corno di vari animali, legno, avorio, corozo (chiamato avorio naturale ma, in realtà è un frutto tropicale), argento, tartaruga, galatite, noce di cocco, vetro, rafia, smalti ecc.. Sono incluse in questo settore anche particolari attrezzature tipo il torchietto e le matrici fine ‘800 per costruire i bottoni.
 
Terzo settore: Curiosità con 120 quadri. Si parte da splendidi bottoni del ‘700 e ‘800, ove spicca  il figlio di Napoleone. L’Aiglon, proclamato Re d’Italia e morto a soli venti anni e sua madre Maria Luisa d’Austria. Il bottone del casato di Papa Paolo VI. Si passa al metro di legno con timbro 1897/1898, alle agganciature della Contessa Odescalchi. I famosi Netzuché in avorio giapponesi e quelli di metallo con Cut Stell, dagli smaltati alle miniature. Infine i mosaici in madreperla indonesiani e quelli in corno indiani. Comunque bottoni grandissimi e piccolissimi, fibbie, agganciatori, alamari. 
Appendice. In questa sezione si impara che il bottone non solo apre e chiude due lembi di stoffa, ma apre e chiude anche i sentimenti e le intimità delle persone. Si noterà che i bottoni sono serviti ai potenti per ostentare la loro vanità, infatti dal numero dei bottoni si distingueva la classe sociale. Inoltre ci sono infiniti e curiosi detti ed aneddoti sul bottone, nonché la storia del bottone vero e proprio.
Fonte notizia e fotografia, il sito internet:                                  http://www.bottoni-museo.it/default.htm
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Galleria Storica del Corpo dei Vigili del Fuoco

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Nel complesso monumentale del palazzo Ducale di Mantova, accolta dalle strutture rinascimentali di antichi edifici, vive una testimonianza del passato dei Vigili del Fuoco.
Fra le macchine, le più antiche e quelle del secondo dopo guerra, fra elmi e divise, fra attrezzi a volte complicati a volte umili e semplici, mentre si respira un tempo diverso, si possono cogliere lampi di oscuri sacrifici e di straordinarie conquiste dell’uomo.
La millenaria lotta contro la furia devastatrice del fuoco iniziò ad avvalersi di organizzazioni, di tecniche e di mezzi particolari fin dall’epoca romana. Gli studi di idraulica di Leonardo da Vinci e, più avanti nei secoli, quelli continuati dagli scienziati illuministi, preparano il terreno alle grandi evoluzioni del secolo scorso.
La civiltà delle macchine, nei primi decenni del nostro secolo, consentì uno sviluppo che prosegue nei nostri giorni. Coraggio e scienza, uniti da una straordinaria passione nell’opera svolta al servizio della collettività, furono da sempre alla base dell’attività dei Vigili del Fuoco. Delle loro imprese non si sa molto, siamo infatti adusi a scorrere sempre più in fretta le cronache, alle quali peraltro quegli uomini spesso modesti come gli antichi artieri da cui discendono, hanno sempre preferito rifuggire. Eppure a quegli oscuri protagonisti di innumerevoli episodi di valore civico ed umano, va da sempre la simpatia della gente e, quando capita di incontrarli, anche oggi l’immaginario collettivo ne resta impressionato.
Per questi motivi è un’esperienza fuori dal comune il compiere una rivisitazione delle testimonianze dell’evoluzione tecnica dei mezzi, delle documentazioni grafiche, delle raccolte di immagini e dei filmati disponibili presso il primo Museo Storico del Corpo, aperto ai cittadini. L’interesse dimostrato dai visitatori fin dai primi giorni di attività ha premiato in questa circostanza l’opera dei Vigili impegnati nel proporre ai cittadini, ed in particolare a quelli più giovani che compongono le popolazioni scolastiche, elementi che possono esprimere, sia pure sommariamente, l’identità culturale, le tradizioni del Corpo Nazionale. L’iniziativa, che si ricollega a molte altre simili e da tempo attuate in diversi stati europei, ma unica in Italia, è in un certo senso un invito alla collettività a riappropriarsi di questa struttura così vitale dello stato, affinché, meglio conosciuta, possa essere sentita più vicina e per essa si profonda un maggior impegno. Ci si può sentire, per un po’, partecipi di un mondo poco conosciuto ma da sempre animato dal coraggio e dall’azione costante di questo esclusivo esercito di combattenti per la vita. La raccolta comprende diversi carri in legno, macchine a vapore, scale aeree ed oltre venti mezzi a motore. Li hanno recuperati, conservati e fatti rivivere i Vigili del Fuoco di Mantova, nelle ore di intervallo fra le attività di servizio, appassionati artieri di tutte le arti.

Orari di Apertura

Sabato dalle ore 14.30 alle ore 18.00 Domenica e festivi dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle ore 14.30 alle ore 18.00
Fonte notizia il sito internet: http://www.vigilfuoco.it/aspx/page.aspx?IdPage=4120
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Galata Museo del Mare e sottomarino Nazario Sauro (Genova)

La visita

Una straordinaria avventura alla scoperta di sei secoli di vita sul mare.La costruzione di vetro e acciaio, opera dell’architetto spagnolo Guillermo Vasquez Consuegra veste di nuovo il più antico edificio della Darsena, un tempo Arsenale della Repubblica di Genova dove venivano costruite, armate e varate le galee. Aperto nel 2004, anno di Genova Capitale Europea della Cultura, oggi il Galata è il più grande museo marittimo del Mediterraneo, innovativo e tecnologico. Ma non solo, il museo è anche fuori. Scopri qui il Galata Open Air Museum.

PIANO TERRA

Un’immagine aerea di Genova e l’Affresco di Renzo Piano che traccia una ipotetica Genova del futuro ti danno il benvenuto. Dalla Genova di domani fai un salto indietro nel tempo a quella del 1481 ritratta da Cristoforo Grassi. A tu per tu con Cristoforo Colombo nel celebre ritratto attribuito al Ghirlandaio. Nel Codice dei Privilegi, raccolta manoscritta originale, è depositata la storia del grande navigatore. Entra poi nell’arsenale della Repubblica di Genova tra il clangore di spade dell’armeria che conduce alla grande Galea seicentesca, fedele ricostruzione lunga 40 metri, sullo scivolo originario usato per il varo delle navi.

PRIMO PIANO

Osserva la Galea dall’alto e l’aguzzino tra i banchi di voga, scopri come si costruisce un remo di 11 metri per arrivare poi alla rievocazione dell’arrivo dei forzieri d’argento condotti dalla Spagna a Genova. Nella sala degli Atlanti e Globi sono le scoperte geografiche del ‘500 e ‘600 a tracciare il profilo di nuove terre e nuovi mari. Schermi touch consentono di sfogliare virtualmente le mappe dell’epoca, geo localizzandole ai giorni nostri. Nella sala successiva entrando nella “bocca della balena”  scopri l’immaginario del mare, tra meraviglia e paura. Spazio per mostre temporanee (Saletta dell’Arte).

SECONDO PIANO

Dopo i mostri marini entriamo nel tema delle tempeste in mare, degli ex voto, naufragi e salvataggi. Rivivi l’esperienza del naufragio nella sala della tempesta in 4D nei pressi di Capo Horn su una scialuppa in balia delle onde (exhibit a orari fissi). Qui è anche esposta la zattera originale dove nel 1978 Fogar e Mancini rimasero per 74 giorni senza cibo nell’Atlantico. Puoi curiosare tra gli strumenti scientifici della sala nautica e “timonare” un brigantino-goletta dell’800. Scopri di più Dopo il cantiere navale e la falegnameria, entra in un antico yacht club con i dipinti della preziosa collezione Croce. Spazio per mostre temporanee (Galleria delle Esposizioni).

TERZO PIANO

Nella sezione MEM Memoria e Migrazioni si racconta l’emigrazione italiana via mare e la recente immigrazione verso l’Italia. Càlati nei panni dell’emigrante in cerca di fortuna nelle Americhe, munito di passaporto e biglietto, e poi ascolta le testimonianze dirette degli stranieri che sono arrivati e ora vivono in Italia. Scopri di più su www.memoriaemigrazioni.it Per viaggiare in prima classe c’è la ricostruzione del ponte di un piroscafo che,  grazie a un simulatore navale,  si può timonare in oceano. Infine la scuola dei sommergibilisti del Nazario Sauro integra e prepara la visita al battello in mare.

TERRAZZA

Un’incantevole veduta del porto e del centro storico di Genova ti accoglie sulla terrazza panoramica MiraGenova: aree di sosta attrezzate, un giardino pensile di piante liguri, 6 totem e 2 leggii incorniciano e descrivono monumenti e itinerari storico-artistici. Parti da qui per 5 percorsi pedonali alla scoperta della città. 

Sottomarino

S518 Nazario Sauro Sperimentare le condizioni di vita dei sommergibilisti. Parte integrante del Galata Open Air Museum, il battello ti l’opportunità di conoscere da vicino le condizioni di vita dei marinai a bordo di un vero sommergibile. Costruito da Fincantieri per la Marina Militare Italiana nel 1976, poi dismesso nel 2002, il Nazario Sauro è stato donato al Mu.MA per essere musealizzato nel 2010 mantenendo la massima fedeltà all’originale. Nato all’epoca della guerra fredda oggi il sommergibile è messaggero di cultura e conoscenza. Indossa il casco protettivo disponibile in biglietteria, e con l’audioguida temporizzata esplorane gli spazi angusti (consigliate scarpe comode). Voci, motori in funzione, sonar, radar, il suono dei lancia siluri accompagnano l’emozionante visita. Al terzo piano del museo un pre-show consente di approfondire la visita al Sauro. Qui hai più tempo a disposizione per interagire con alcune delle strumentazioni non accessibili a bordo. Consente di vivere un’esperienza immersiva e coinvolgente anche a chi non può accedere al battello: disabili, donne in gravidanza, bambini al di sotto dei 4 anni.

Fonte articolo il sito internet di Galata Museo del Mare: http://www.galatamuseodelmare.it/sommergibile/

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La Miniera di Porto Flavia – Masaua

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Realizzato nel 1924 scavando la montagna per circa 600 metri, il complesso sotterraneo si compone di due gallerie sovrapposte e di un nastro trasportatore che riceveva i minerali dai depositi sotterranei per poi trasferirli, con un ingegnoso braccio mobile, nella stiva delle navi da carico alla fonda. Una ingegnosa soluzione che rivoluzionò, nel ventennio del Novecento, il sistema di imbarco dei minerali fino ad allora trasportati per mezzo di contenitori caricati a spalla dai cosiddetti “galanze” carlofortini sulle loro barche a vela del peso di 25 tonnellate.
Devi Sapere che Porto Flavia, situato nei pressi di Masua (Iglesias), domina la costa sud-occidentale della Sardegna. Il curioso nome, legato alla figlia primogenita del suo progettista, suggerisce l’esistenza di un “porto” sospeso a mezz’aria. Questa attrattiva è raggiungibile per mezzo di una galleria lunga 600 metri.
Curiosità Il tunnel, interamente scavato nella roccia dai minatori, sbuca a mezz’altezza su uno strapiombo che, dotato di apposite barriere protettive, offre una vista mozzafiato su un territorio da scoprire. E’ in quel punto che potrete osservare il singolare porto, sospeso tra mare e cielo, su una parete di roccia dove campeggia la scritta “Porto Flavia” e dal quale si può ammirare il bellissimo scoglio chiamato Pan di Zucchero.
Come raggiungere il sito Questo gioiello ingegneristico è raggiungibile dal parcheggio della spiaggia di Masua: una strada accessibile a piedi o in auto, rasentando il tracciato della vecchia ferrovia, conduce all’imbocco della galleria.

Fonte notizia e fotografia il sito internet: http://www.igeaspa.it/
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Informarsi su Arte e Cultura grazie a Google.
 www.google.com/culturalinstitute/beta

Qui vi presento un servizio molto interessante, offerto dla motore di ricerca Google. Attualmente è ancora in versione “beta”, ma ci sono tantissimi contenuti già da ora.
Articolo tratto dalla rivista Computer Idea (numero 155 del 2016). Il servizio che abbiamo deciso di provare si chiama Google Arts & Culture e ha un obbiettivo ambizioso: aprire le porte dei più importanti musei a chiunque nel mondo. L’espressione “aprire le porte” non è usata a caso, poiché è proprio questo ciò che il servizio permette: visitare i musei dall’interno, navigando tra le sale esattamente come facciamo quando esploriamo una strada con la funzione Street View di Google Maps. A questa spettacolare funzione, si aggiungono una quantità di informazioni, foto in altissima risoluzione e ogni sorta di delizia per chi ama l’arte, la storia e la cultura. Il servizio è ancora ina fase beta, quindi non definitivo, ma è perfettamente funzionante e in più è gratis! Ecco come fare:
Google Arts & Culture è prima di tutto un sito e il suo indirizzo è: www.google.com/culturalinstitute/beta I contenuti non sono tantittimi, ma siamo ancora in fase di sviluppo beta. Prima di fare clic su qualsiasi elemento, scorriamo la pagina verso il basso e godiamoci le notizie del giorno sull’arte e la cultura del mondo, sempre corredate da immagini. Ora proviamo a selezionare la voce Qui vicino nella colonna a sinistra. Attivando i servizi di localizzazione, il sito ci mostrerà i musei e le principali attrazioni nelle nostre vicinanze. Se un museo è nei paraggi, facciamo clic sul suo nome e saremo portati alla pagina dedicata, dove potremo consultare la posizione sulla mappa e, se disponibili, gli orari di apertura.
Quando la voce Esplora è disponibile, un clic sull’icona a forma di omino giallo ci permetterà di entrare nel museo e visitare l’interno muovendoci come Street View.
Le immagini nella parte bassa mostrano tutte le opere esposte in quel museo. Con il clic su una foto saremo condotti proprio davanti all’opera scelta. Usiamo lo zoom.
Molte opere sono visualizzabili anche a tutto schermo sia nella “vista museo”, sia nel catalogo degli Artisti. La qualità delle immagini è davvero strabiliante per dimensioni e colori.
Il sito ospita anche le biografie di numerosi personaggi storici, con date, informazioni, foto e collegamenti ad argomenti correlati. Ce ne sono già in buon numero e sono in aumento.
Google Arts & Culture è disponibile anche come gratuita per sistemi Android e IOS. Come dicevo in precedenza, la fonte dell’articolo è la rivista Computer Idea N°115 (2016) Io ho provato a visionare il sito di Google
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Villaggio Crespi d’Adda

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Villaggio operaio di fine ‘800, città ideale del lavoro Patrimonio Unesco.
Crespi è il nome della famiglia di industriali cotonieri lombardi che a fine Ottocento realizzò un moderno “Villaggio ideale del lavoro” accanto al proprio opificio tessile, lungo la riva bergamasca del fiume Adda. Il Villaggio Crespi d’Adda è una vera e propria cittadina completa costruita dal nulla dal padrone della fabbrica per i suoi dipendenti e le loro famiglie. Ai lavoratori venivano messi a disposizione una casa con orto e giardino e tutti i servizi necessari.
In questo piccolo mondo perfetto il padrone “regnava” dal suo castello e provvedeva come un padre a tutti i bisogni dei dipendenti: dentro e fuori la fabbrica e “dalla culla alla tomba”, anticipando le tutele dello Stato stesso. Nel Villaggio potevano abitare solo coloro che lavoravano nell’opificio, e la vita di tutti i singoli e della comunità intera “ruotava attorno alla fabbrica stessa”, ai suoi ritmi e alle sue esigenze. L’Unesco ha accolto Crespi d’Adda nella Lista del Patrimonio Mondiale Protetto in quanto “Esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, il più completo e meglio conservato del Sud Europa”
Fonte notizia e fotografia il sito internet: http://www.villaggiocrespi.it/ sul sito internet da cui ho tratto l’articolo, potete vedere una bella galleria fotografica, oltre ad approfondire l’argomento con altri articoli.
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Ravenna, museo delle Bambole e altri Balocchi.
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Piccolo museo di Bambole e altro Balocchi

Il piccolo museo delle bambole di Ravenna è stato fondato nel 2006 da Graziella Gardini Pasini, che ha voluto condividere la sua collezione privata di bambole e altri balocchi, raccolti nel corso di molti decenni.
Il frutto di una grande passione è oggi a disposizione di grandi e piccini che vogliono conoscere da vicino il mondo e la storia del più famoso giocattolo di tutti i tempi: la bambola.
Nel museo trovano casa bambole e giocattoli di epoche comprese tra il 1860 e il 1950.
Ci sono bambole di porcellana, di panno, di celluloide, di carta e altri giocattoli.
E in questa casa delle bambole non potevano mancare le case delle bambole: camerette, cucine, stanze complete di suppellettili di ogni genere.
Tutte le bambole infatti vivono in un ambiente in miniatura creato apposta per loro.
Nel museo si trovano alcuni pezzi importanti di marche che hanno fatto la storia della bambola, come Jumeau, Armand Marseille, Lenci, Kathe Kruse, Furga, Tartaruga, Minerva e una piccola collezione di Kewpie.
Il museo non vuole essere soltanto un nostalgico viaggio nel passato, ma un confronto con i modi di vivere e di giocare nelle varie epoche.
Un piccolo pezzo di storia di costume visto attraverso gli occhi dei bambini e delle loro bambole.
Dove si trova il museo:
Il museo è collocato in alcune stanze situate nella parte posteriore di Palazzo Rasponi Murat, costruito nel 1400, in Via Marco Fantuzzi 4 a Ravenna

Fonte notizia e fotografia il sito internet: http://www.museodellebambole.it/