Italia Misteriosa


In questa pagina leggerai dei tanti luoghi “misteriosi” che si trovano nel nostro bellissimo paese.
cava-01
Le Vie Cave Etrusche
La spada nella roccia
Il Coccodrillo impagliato dentro il Santuario delle Grazie di Curtatone (Mantova)
Le Vie Cave Etrusche
Sono stradine scavate nel tufo dagli Etruschi (vedi la foto a inizio pagina). Si trovano nei comuni di Sovana, Sorano e Pitigliano (Toscana). Ne ho parlato diffusamente all’interne del sito internet Avventura Italia, per visualizzarla basta cliccare col maus su questo link: http://www.avventuraitalia.it/Trek-VieCave.html
La spada della roccia
Sembra che da qui derivi la leggenda di Re Artù e i Cavalieri della tavola rotonda. Di certo vi posso dire che presso l’Eremo di Montesiepi nel comune di Chiusdino in provincia di Siena, vi è la “spada nella roccia”. Ne ho scritto diffusamente all’interno del sito internet Avventura Italia. Per visualizzare l’articolo basta cliccare col maus su questo Link: http://www.avventuraitalia.it/sangalgano.html
Il coccodrillo impagliato presso il Santuario delle Grazie di Curtatone (Mantova)
Il Santuario della Beata Vergine delle Grazie è una chiesa di stile gotico lombardo, dedicata alla Beata Vergine Maria, e sorge nella piccola frazione “Le Grazie” del Comune di Curtatone a 5 chilometri da Mantova. Edificata su un ampio piazzale, la basilica sovrasta e si affaccia sulle acque palustri del Mincio creando un’atmosfera suggestiva per le numerose delegazioni di turisti e fedeli devoti alla Madonna. Le origini della chiesa sono da connotare al Duecento.
Un coccodrillo in chiesa
Presenza del tutto particolare, stupisce il visitatore che entra nel Santuario, un coccodrillo (Crocodilus niloticus) imbalsamato è appeso al soffitto al centro della navata. Si tratta di un vero e proprio coccodrillo, non un modellino. L’animale è stato aggiunto nella chiesa nel XV o XVI secolo ed è stato restaurato di recente. Questa non è l’unica chiesa in cui si può trovare una peculiarità del genere: anche nella chiesa di Santa Maria delle Vergini a Macerata infatti si può trovare un coccodrillo appeso, probabile dono dei maceratesi tornati dalle Crociate. Nell’antichità venivano viste con promiscuità le figure di draghi, coccodrilli o serpi e spesso, in epoca cristiana, venivano associate al male, considerate personificazioni terrene del diavolo, animali che inducono al peccato.
La collocazione di questi animali nelle chiese ha quindi un forte significato simbolico, come furono nelle chiese medievali l’ubicazione di fossili preistorici, quindi, incatenare l’animale in alto, nella volta della chiesa vuol dire renderlo innocuo, bloccare il male che rappresenta e nello stesso tempo esporre un monito concreto per i fedeli contro l’umana predisposizione all’errore.
Legati al coccodrillo “delle Grazie” e alla sua derivazione sono nate diverse leggende e teorie, c’è chi riporta la sua fuga da uno zoo esotico privato di casa Gonzaga, chi ha elaborato racconti più vicini alla natura miracolosa dell’evento: due fratelli barcaioli stavano riposando sulla sponda del fiume, a un tratto uno dei due venne assalito dal coccodrillo. L’altro, chiedendo l’intercessione divina, si armò di coltello e riuscì a uccidere il predatore. Sono stati ipotizzati anche altri significati e collegamenti (anche tra altre strutture architettoniche – simbolismi presenti nella chiesa e i versetti sull’Apocalisse) ben più elaborati si pensano riconducibili ai Francescani Minori Osservanti (guardiani della chiesa proprio durante il secolo in cui venne esposta la reliquia del coccodrillo) e all’alchimia medievale che attuavano.
L’interno del Santuario
La struttura originaria gotico-lombarda è rimasta conservata ma a questa sono state addossate, nel corso del tempo, varie appendici architettoniche di stili diversi, e negli anni successivi le invasioni e le distruzioni ne hanno eliminato altre, dei 4 chiostri, cappelle ed edifici del complesso originario oggi, infatti, è residuata solo il chiostro “della Porta” e l’ala est. Il porticato, disposto perpendicolarmente alla facciata della chiesa, è ornato di decorazioni in cotto, lunette affrescate verso la fine del ‘500 che riportano scene della storia della città e hanno tutti in comune l’immagine della Madonna o suoi eventi miracolosi, e tredici arcate a tutto sesto, sostenute da colonne. La facciata è completata in alto da tre pinnacoli; e il portale rinascimentale in marmo rosso reca, sull’architrave, la scritta Sacrum Celesti Reginae Dicatum.

L’interno è gotico a unica navata, e il soffitto è a volta a crociera decorato con affreschi floreali. Appena entrati si rimane colpiti dalla ricchezza delle pareti e dal penzolare, perché legato al soffitto, di un coccodrillo impagliato, posizionato nel Santuario nel XV o XVI secolo. La parte mediana delle pareti della navata è foderata in tutta lunghezza da un’’impalcata lignea; prima della sua istallazione le pareti della chiesa dovevano essere spoglie e disadorne, questo si è potuto scoprire effettuando degli studi dietro all’impalcatura che hanno appunto rivelato l’assenza di affreschi parietali. Ricavate nell’impalcata, ottanta nicchie disposte su due file parallele, ospitavano altrettante statue-manichini in varie pose e situazioni rappresentanti episodi di pericolo scampato per intercessione divina. Oggi le statue rimaste sono solo circa una quarantina. Sull’impalcata non c’è parete, colonna, angolo disadorno, decorazioni composte da filari di modellini anatomici in cera occupano infatti il resto delle pareti non occupato dalle statue, disegnando motivi serpentiformi che avvingono le colonne o che seguono gli archi delle nicchie. Si tratta anche in questo caso di ex voto, di modelli rappresentanti cuori, mani, occhi, seni, bubboni pestiferi, che concorrono a offrire allo spettatore un puzzle unico nel suo genere.
La ricchezza della chiesa non riguarda solo le decorazioni parietali ma anche le cappelle che ospita ai lati dell’unica grande navata: la prima cappella a destra della chiesa entrando dal grande portone di legno scuro è quella di S. Bonaventura con il mausoleo dedicato a Baldassare Castiglioni, progettato da Giulio Romano, e il mausoleo del figlio Camillo Castiglioni. Opera di Giulio Romano e della sua scuola è anche la tela conservata sempre in questa cappella, raffigurante Madonna in trono con Bambino e i santi Bonaventura e Francesco d’Assisi. Proseguendo lungo la parete di destra si incontra la cappella della famiglia Bertazzolo con l’opera di Lorenzo Costa Il martirio di S. Lorenzo e la cappella Aliprandi che conserva l’icona lignea composta da una statua di Madonna con Bambino e da pannelli rappresentanti Dio Padre e i santi Elisabetta, Caterina, Anna e Apollonia; opera dell’intagliatore Giovanni Battista Viani e di suo fratello, il pittore Antonio Maria Viani. Quindi si trova l’uscita verso la sagrestia, superata la quale si accede alla quarta e ultima cappella della parete destra prima dell’abside, quella dedicata all’immagine della Madonna col Bambino. La cappella Mater Gratiae, conserva oltre all’immagine sacra, le spoglie di Carlo II Gonzaga e della moglie e i suddetti quadretti votivi di epoca più o meno recente. Sul lato sinistro di notevole importanza è la pala del San Sebastiano di Francesco Bonsignori nella cappella dei Zimbramonti.

Fonte articolo il sito internet: http://www.gazzettadiparma.it/